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Uscito nel 1950, il bel romanzo La Fiorentina, di Flora Volpini, narra buona parte dell'esistenza di una donna, Letizia Bruschi: da quando, cioè, poco prima della Grande Guerra, e ancora ragazzina, esce dal collegio in Toscana per andare a vivere dalla zia, e giù giù, fino alla Resistenza, la fine del conflitto e la ricostruzione. Cominciano subito, i problemi, per la giovane Letizia. La zia, infatti, oltre a essere una donna molto dura e poco affettuosa, la mette a fare la domestica. E allora lei si ribella.

Il risultato è che la zia (paterna) cattivona si lamenta e se ne libera mandandola dallo zio (materno, questa volta, e anche) oggettivamente più gentile.

Ma da lì, ancora, e siccome piace troppo agli uomini, lo zio (che è un cattolico fervente!) la rispedisce a casa sua, a Firenze, dai genitori, da dove la ragazzina era stata rimossa: i genitori, infatti, oltre a essere degli spostati, litigano troppo, e se le danno di santa ragione.

La madre, ora che Letizia è tornata, vorrebbe fare di lei un'attrice e la manda, per questo, a scuola di recitazione. Solo che la ragazza, che ha voglia solo di avere in tasca qualche soldo, si mette a cercare ruoli di comparsa. Ed è così, appresso al lavoro, che da Firenze si sposta a Milano. Dove si innamorerà di uno schermidore.

E poco dopo di un giovane di buona famiglia, Vittorio. Con lui, Letizia deciderà di emigrare negli Stati Uniti. Ma il biglietto, che hanno comprato al mercato nero, è una fregatura. I due ragazzi, nel tentativo di ottenere giustizia, oltre che un rimborso, finiscono per trascorrere qualche notte in carcere, come complici del truffatore.

Quando escono, Letizia prende la strada per Roma, da sola.

È, intanto, scoppiata la Seconda guerra. E Letizia, avendo bisogno di soldi, decide di fare l'attrice.

Le sue giornate trascorrono fra un bar e l'altro, fra uomini e amori.

Sfileranno Pierluigi, e poi il ricco calabrese, Gaetanino, e Carlo, e ancora Jeffrey. Personaggi di una Roma che galleggia, fra cinismo e opportunità sperate. Intanto Letizia, tutte le volte si innamora. Così come gli uomini, si innamorano di lei. E' come se la guerra, con la tragedia che porta con sé affidasse alle relazioni la funzione di valvola di sfogo, di onda, dove riporre tutto ciò che in una guerra non può trovare posto.

Ma tutte le volte, e chissà perché, va a finire male.

C'è in Letizia una forma di diffidenza, che si mescola con la fiducia, propria, di chi non vuole ammettere di aver sbagliato, di chi fa fatica a tornare indietro.

C'è Gaetanino: che è un patologico ossessivo, e pur di trattenerla, la riempie di soldi. Solo che, a frenarlo, arriverà il padre dalla Calabria, per portarlo in clinica.

C'è Jeffrey che, in Italia, cerca la politica, una comunità ideale, e finisce per trascorrere le giornate al bar.

Politicamente, intanto, la situazione volge al peggio. Per aver messo una sera, a cena, un pupazzetto di Hitler nel sale, a testa in giù, Letizia verrà denunciata e deportata al confino, al Sud. Lì, un altro uomo: Emilio. E anche con Emilio saranno storie, una relazione. E anche lui, che la violenterà, dirà di averlo fatto perché "accecato", dalla passione per lei.

Finito il periodo del confino, Letizia torna a Roma. Conosce Alfonso, uno scrittore. Lui è sposato. Lei prenderà parte, a modo suo, alla Resistenza, e spera che Alfonso, finita la guerra, resti con lei.

Alfonso, invece, tornerà con la moglie.

Un bellissimo romanzo di avventure, scritto in modo brillante e coinvolgente. Un'autrice che ha non solo l'intelligenza di affrontare un genere molto amato dalle lettrici, il melodramma, ma di sfruttarlo, totalmente, a suo vantaggio.

 

Flora Volpini

 

Flora Volpini è nata a Citerna, in provincia di Perugia, nel 1908. Ha vissuto a Roma, dove ha esordito nel 1950 con La Fiorentina. Nel 1953 è uscito I castigatiPoche storie è del 1956, e Comandi signora del 1964. È stata anche pittrice. È morta a Citerna, nel 2005.

Libri utili: 

 

S. Petrignani, Addio a Roma, Vicenza, 2017

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